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Programma

VENERDI' 24

h. 20:30
CONCERTO

Gian Antonio Stella e La Compagnia delle Acque:
"L'ORDA, quando gli albanesi eravamo noi"




Sporco Maccaroni, Tschinggali, Spagettifresser, Walsche, Minghiaweisch, Pizzagang, Maiser, Mozzarellanigger, Guinea, Dago, Gino, Goombah, Wop, Wog, Itakas, Los Polpettoes, Carcamano, Garlics, Greaseball, Rital, Calzonee, Machaques: questa è solo una piccola parte dei nomi dispregiativi con cui sono stati indicati gli Italiani nel mondo. Negli Stati Uniti all’inizio del 900 gli Italiani erano considerati come i pipistrelli (uccelli o mammiferi?) il “popolo di mezzo”: né bianchi, né negri. Nel Belgio degli anni ‘50 gli “sporco maccaroni” andavano a morire in massa nelle miniere di carbone. I figli dei minatori per legge dovevano fare i minatori. Dopo i disastri minerari, sotto le pressioni del governo italiano, il Belgio sostituì gli Italiani con Greci e Spagnoli, i nuovi subumani di turno da sfruttare. Ancora negli anni ‘70 in Svizzera alcuni locali esponevano il divieto di ingresso ai cani ed agli Italiani. Il presidente USA Nixon, dichiarò che non soltanto gli Italiani si comportavano in un modo diverso dagli altri Europei, ma avevano anche un “odore” diverso. In Gran Bretagna negli anni ‘80, nell’italian friday, gli skinhead cercavano per strada un Italiano a caso a cui fare la festa. Quando gli “Albanesi” eravamo noi, espatriavamo illegalmente a centinaia di migliaia, ci linciavano come ladri di posti di lavoro, ci accusavano di essere tutti mafiosi e criminali. Quando gli “Albanesi” eravamo noi, vendevamo i nostri bambini agli orchi girovaghi, gestivamo la tratta delle bianche, seminavamo il terrore anarchico ammazzando capi di stato e poveri passanti ed eravamo così sporchi che ci era interdetta la sala d’aspetto di terza classe. Quando gli “Albanesi” eravamo noi, ci pesavano addosso secoli di fame, ignoranza, stereotipi infamanti. Quando gli “Albanesi” eravamo noi, era solo ieri. In questa ricostruzione di Gian Antonio Stella, ricca di fatti, personaggi, avventure, documenti, aneddoti, storie ignote, ridicole o sconvolgenti, c’è finalmente l’altra faccia della grande emigrazione italiana. Quella che meglio dovremmo conoscere proprio per capire, rispettare e amare ancora di più i nostri nonni, padri, madri e sorelle che partirono. Quella che abbiamo rimosso solo per ricordare “gli zii d’America” arricchiti e vincenti. Una scelta fatta per raccontare a noi stessi, in questi anni di confronti con le “orde” di immigrati in Italia e di montante xenofobia, che quando eravamo noi gli immigrati degli altri, eravamo “diversi”. Eravamo più amati. Eravamo “migliori”. Non è esattamente così. D’altra parte gli Italiani (quasi 30 milioni, più della metà dell’attuale popolazione nazionale!) che approdavano a porti lontanissimi o arrivavano in treno in paesi totalmente sconosciuti erano il più delle volte sporchi, affamati, ignoranti e con un tasso di violenza altissimo nella loro cultura di relazione. Hanno creato numerosi problemi alle collettività in cui si sono inseriti in quanto portatori di una diversità difficilmente accettabile, e molto hanno sofferto per incredibili discriminazioni. Oggi gli Italiani, gli immigrati, sono gli Albanesi, i Rumeni, i Magrebini, ma detto questo per carità: alla larga dal buonismo! Ma alla larga più ancora dal razzismo. Dal fetore insopportabile di xenofobia che monta, monta, monta in una società che ha rimosso una parte del suo passato.


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