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L’ALTO ADIGE – SÜDTIROL, UNA TERRA DI CONFINE

filmfestival2L’Alto Adige viene spesso percepito dall’opinione pubblica nazionale e internazionale come una terra speciale, fortunata e felice. In buona parte questa percezione è giusta e riguarda ovviamente anche il capoluogo Bolzano: bei panorami, un certo decoro urbano, ordine, pulizia, e, soprattutto, disoccupazione quasi assente, servizi sociali piuttosto efficienti, istruzione più curata ed efficace che nel resto d’Italia, spese elevate per la cultura, teatri e compagnie teatrali nelle due lingue locali, un’orchestra sinfonica stabile con relativo auditorium, la Scuola di cinema documentario ZeLIG, una nuovissima e ricca università…

E poi la mummia preistorica del Similaun, Ötzi, il famoso (o famigerato) Mercatino di Natale, i Loden sotto i portici, i dolci squisiti…

E soprattutto nel complesso quell’aria di città nordica, più austriaca (almeno nel centro storico) che italiana, in cui si incontrano due mondi e si parlano lingue diverse…

Ma quest’incontro non è sempre stato così felice. Odi e rancori etnici e nazionalistici hanno sempre turbato l’Alto Adige – Südtirol: in fondo l’Italia, nell’Ottocento e all’inizio del Novecento, ha combattuto con alterna fortuna ben quattro guerre contro l’Austria, che si sono concluse nel 1918 con l’annessione dell’odierna provincia di Bolzano all’Italia, sicuramente (e giustamente, se si riflette) assai poco gradita ai sudtirolesi, che erano e si sentivano austriaci e, soprattutto, tirolesi, e non amavano affatto (e perché avrebbero dovuto?) l’Italia. Il fascismo poi, con il suo goffo tentativo di italianizzazione forzata della popolazione tedesca, parte della quale, anche per malinteso amor di patria, si era avvicinata al nazismo o comunque alla Germania, ha peggiorato una situazione già poco serena; poi la Seconda guerra mondiale, soprattutto dopo l’Otto settembre, ha rinfocolato antichi odi e causato vere tragedie su cui spesso si preferisce sorvolare.

Terminata la guerra, l’Alto Adige – Südtirol, nonostante l’opinione contraria della popolazione di lingua tedesca, rimase all’Italia.

Cominciò allora una lunga lotta per il ritorno all’Austria o per lo meno per la concessione di una vastissima autonomia, costellata da attentati che assunsero spesso l’aspetto di vere e proprie azioni terroristiche, con morti e feriti, cui la popolazione di lingua italiana ebbe la forza morale di non reagire mai. Reagì invece lo Sato con l’invio di contingenti militari e di polizia e con atteggiamenti e comportamenti che, a quanto pare, non furono sempre del tutto degni di un paese democratico: si parlò perfino di torture in carcere. I „dinamitardi“ sudtirolesi continuarono la loro azione anche mentre erano in corso trattative per la concessione di un’autonomia locale (con smantellamento pressoché totale delle competenze della Regione a statuto speciale Trentino-Alto Adige) all’Alto Adige, che si trasformò in Provincia Autonoma di Bolzano, dotata di vastissimi poteri e di dotazioni finanziarie straordinarie.

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Oggi i due (tre con i ladini) gruppi etnici convivono pacificamente, ma non sempre amichevolmente: gli italiani, in particolare, si considerano spesso la vera minoranza, esclusa dalle più importanti leve del potere e tutto sommato vista come un gruppo di cittadini di secondo livello. Nelle scuole dei due gruppi etnici (rigidamente separate) si studia anche la lingua dell’altro gruppo, ma quasi sempre con scarso entusiasmo; associazioni, gruppi, amicizie personali interetniche sono ancora abbastanza rari. In molte circostanze è necessario che chiunque (anche uno straniero o il figlio di una coppia mista) dichiari di appartenere a uno dei tre gruppi etnici riconosciuti…

Gli atteggiamenti di intolleranza non sono eccezionali: in giro non mancano gruppetti di di neofascisti e di naziskin.

Si intravedono segnali di cambiamento: l’università internazionale e la scuola di cinema sono trilingui (italiano, tedesco, inglese), le cosiddette famiglie miste stanno avanzando proposte innovative, qualche associazione si apre ai due gruppi etnici, il bilinguismo viene considerato da tutti (o quasi) un valore importante…; e tuttavia il clima, a chi sa ben vedere, non appare del tutto sereno.

Insomma, Bolzano è bella, è ricca, è (ora come ora, e si spera per sempre) tranquilla: ma i problemi delle terre di confine li conosce bene, perché li ha vissuti tutti, molti li ha risolti e qualcuno lo vive ancora.